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LA MAGLIA PDF Stampa E-mail
Venerdì 29 Gennaio 2010 13:11

Noi innamorati di un calcio che non c’è più. Si perché nel tifare solo la maglia non vogliamo necessariamente andare contro i giocatori come qualcuno può pensare. Lo si fa per due semplici aspetti, il primo romantico il secondo di coerenza. Belli erano i tempi quando i giocatori si identificavano in una squadra perché legati da ragioni sentimentali, magari dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili, quando si identificava con l’1 il portiere, 2 il terzino destro, 3 quello sinistro (…) 9 il bomber, 10 il fantasista e l’11 la seconda punta dove il fulcro era la maglia e non come oggi il giocatore. I giocatori si identificavano nella maglia fino a diventare vere e proprie bandiere. Oggi in attività ce ne sono pochissimi, Maldini e Totti i più famosi, ICIO D’ANGELO la nostra bandiera. Poi con l’avvento del calcio business il giocatore ha preso il sopravvento sulla maglia, si piange più per una cessione che per una retrocessione e l’esempio lampante di tutto ciò è il recente acquisto di Ronaldinho da parte del Milan, 80mila magliette prenotate, non del Milan, ma di Ronaldinho. Una volta i grandi giocatori servivano per dare il tocco in più alla società per la conquista degli obiettivi prefissati, ora sono solo il viatico per maggiori introiti. Tifare "la maglia" vuol dire sostenere i propri colori nella buona e nella cattiva sorte, al di là del risultato, al di là di chi la indossa. Si anche perché sarebbe incoerente intonare ogni domenica cori per questo o quel giocatore con la sicurezza di lasciarne fuori alcuni (altrimenti dovremmo far 90 minuti di cori per i giocatori non lasciando spazio al Chievo, motivo principale del nostro essere allo stadio) e poi lo si farebbe quando le cose van bene, ma quando la situazione si mette male? Tifosi, che tifosi non sono subito pronti a criticare, tutti pronti a fischiare coloro che fino ad una settimana prima erano degli idoli (Marazzina docet) Giocatori che promettono eterno amore, piangono, o fingono di farlo (Lanna..), ma alla prima difficoltà trovano la $cu$a buona e cambiano casacca senza un minimo rispetto fingendo di chiedersi il perché i tifosi potrebbero avercela con loro…

Preferiamo quindi incitare IL CHIEVO il che, ribadiamo, non vuol dire mancare di rispetto a nessuno, rispetto genera rispetto, e sappiamo vedere bene con i nostri occhi quando un giocatore crede nella Nostra maglia, lotta fino in fondo per essa e porta rispetto ai tifosi, anche una volta andato via da qui!

TRIBUTO ALL’ULTIMA BANDIERA

D'Angelo incontra per la prima volta quella che sarà la squadra della sua vita, il Chievo, nella stagione 1988-1989, in Serie C2, collezionando 17 presenze. Nel 1989-1990 disputa una stagione nuovamente col Valdagno, in Serie C2. La stagione successiva, ritrova il Chievo, in Serie C1; la squadra della diga lo manda a fare ulteriore esperienza al Derthona, in C2, nel novembre del 1990. Quando D'Angelo torna alla squadra gialloblù, nella stagione 1991-1992, sarà per rimanervi a lungo e lasciare un segno indelebile nella storia del club veronese. Dopo due stagioni in Serie C1 in cui D'Angelo colleziona rispettivamente 19 e 20 presenze, nella stagione 1993-1994 il Chievo, guidato da Alberto Malesani, centra la promozione in Serie B. Maurizio D'Angelo è grande protagonista della stagione con 34 presenze all'attivo. Durante i sette anni di permanenza in Serie B del club clivense si consolida l'importanza del giocatore all'interno della squadra.
Nella prima stagione in B, scende in campo 32 volte. L'anno successivo, il 1995-1996, vede D'Angelo diventare capitano della squadra e disputare 36 gare. La stagione 1996-1997, l'ultima di Alberto Malesani alla guida del Chievo, è una delle migliori sia per la squadra, che manca non di molto la promozione in Serie A, sia per il capitano, che disputa 31 presenze e sigla il suo primo goal in Serie B. Seguono tre annate altalenanti del Chievo, tra il settembre 1997 e il giugno 2000. D'Angelo mantiene i gradi di capitano anche in questo periodo. Disputa 35, 15 (a causa di un infortunio), 32 presenze con 1 goal rispettivamente nelle stagioni 1997-1998, 1998-1999, 1999-2000. La stagione 2000-2001 è quella della grande impresa del Chievo, che centra la storica promozione in Serie A, guidata in panchina da Luigi Del Neri e in campo, ovviamente, dallo storico capitano D'Angelo, che totalizza 32 presenze. Il giocatore riesce nell'impresa di aver militato con la stessa squadra in tutte le quattro serie professionistiche italiane. La stagione 2001-2002, prima storica del Chievo in Serie A, è anche l'ultima di D'Angelo come capitano e pedina inamovibile. Come gran parte dei suoi compagni debutta nella massima serie il 26 agosto 2001, nella sorprendentemente vittoriosa trasferta di Firenze. In totale prende parte a 28 partite. L'anno successivo il tecnico decide di non puntare più sulla bandiera, ma sul promettente Nicola Legrottaglie. D'Angelo cede la fascia di capitano. Fino a gennaio rimane al Chievo, ma viene utilizzato soprattutto in Coppa Italia, praticamente mai in campionato (1 partita).
Dopo dodici stagioni di ininterrotta permanenza sull'Adige, decide quindi di provare l'esperienza nella sua città natale, Napoli, nel gennaio 2003 in Serie B. Il periodo del giocatore a Napoli si chiude con 15 presenze. Nella stagione 2003-2004 torna al Chievo. Il suo ruolo all'interno della squadra è ormai quello di motivatore dei compagni e quasi di secondo allenatore, data la sua esperienza. Il 16 maggio 2004, in Chievo-Bologna, ultima partita della stagione, il grande capitano disputa la sua unica partita in campionato. I tifosi clivensi salutano l'addio ai campi di gioco della bandiera del Chievo. Grande esempio di sportività e correttezza, D'Angelo lascia l'attività agonistica a 35 anni. La stagione successiva all'addio al calcio giocato, D'Angelo è allenatore in seconda del Chievo, agli ordini di Mario Beretta. La stagione della squadra veronese non è positiva, si rischia la retrocessione, e la dirigenza decide di affidare la guida tecnica della squadra proprio all'ex-colonna, per le ultime tre gare di campionato. La grande conoscenza dei suoi ex-compagni consente a D'Angelo di scuoterli e di realizzare l'impresa: il Chievo riesce a salvarsi, grazie soprattuto al colpaccio in casa del Siena con rete di Franco Semioli.

 

Per noi è stato, è e resterà per sempre “il capitano”

 

 

 

 

 

 

 

NESSUN RISPETTO PER CHI NON CI RISPETTA!

MASSIMO MARAZZINA

Marazzina Massimo, per tutti “merdazzina”. Giocatore dalle indubbie qualità tecniche che farebbe comodo a qualsiasi squadra, ma dalle dubbie qualità morali. La nostra avversione verso di lui risale a vecchia data, ad un feeling che praticamente non è mai nato. Come quando con l’allora tecnico Baldini gettò letteralmente via la maglia, la "nostra" maglia... Non contento di questo fece seguire continue polemiche con gran parte dei tecnici che si sono succeduti sulla panchina del Chievo, fino a quando, sfiniti, non decisero di “mollarlo” in prestito alla Reggina... L'anno successivo in seguito alla promozione del Chievo in serie A, e alla retrocessione della Reggina in B, tornò alla base con la solita presunzione che lo ha sempre contraddistinto e con l'illusione di essere, dopo un anno di A, un grandissimo giocatore. Per sua fortuna l'anno di sua maggior ascesa coincise con l'irripetibile primo campionato di A. L'anno successivo pensando di essere un fenomeno cominciò a far pressioni per essere ceduto ad una grande $quadra prendendosela con la tifoseria ("qui c'è un ambiente troppo freddo per uno come me"…è mai venuto ad esultare sotto la curva?), quindi la scenata dell’Olimpico e le solite dichiarazioni rilasciate ad alcuni giornali (“Se dovessi far gol esulterei per me, per la Samp, per i suoi tifosi... E magari anche per i tifosi del Chievo”. - Perché? “Perché non è che mi trattino bene, ultimamente. L’anno scorso, quando la Roma ha giocato qua, ho sentito certi cori poco simpatici. Non so, non credo sia giusto, anche se ognuno si comporta come crede. Ma forse loro non sanno la verità di quanto è successo”). Marazzina è stato per alcuni anni un vagabondo del calcio italiano girando di squadra in squadra senza mai ritrovarsi pienamente, o più realisticamente non è mai stato ciò che pensava di essere, ed ogni volta che lo incrociamo tutto lo stadio, non solo Noi, non manca di ricordargli quale pezzo di merda sia stato. Noi crediamo che Marazzina debba essere solamente grato alla nostra società per essere diventato un buon giocatore e vogliamo ricordargli che se non ci fosse stato lui, sicuramente ci sarebbe stato un altro al suo posto!!

 

 

SALVATORE LANNA
È vero che ha vissuto 11 anni al Chievo, ma questi 11 anni sono stati tutto un crescendo, fino ad indossare la fascia di capitano. Dalle lacrime, finte, di Bologna alla fuga verso Torino. Ha mollato alla prima, unica, difficoltà. Un uomo per essere tale deve dimostrarlo nei momenti di difficoltà, altrimenti si mostra per quello che in realtà è, una sanguisuga! Siccome la vacca è magra e non ha più latte la cambio. Per sua sfortuna siamo tornati immediatamente in serie A e nel frattempo lui ha nuovamente cambiato squadra..

(Gazzetta 28-05-07) LE LACRIME DI LANNA - Ma quelli del "Ceo" continuano ad applaudire e così finisce che Salvatore Lanna, il capitano, non ce la fa più. Piange e racconta: "Questo è davvero straordinario ed è per la nostra gente che questa retrocessione mi fa così male. Evidentemente qualcosa abbiamo sbagliato, se siamo retrocessi qualcosa abbiamo sbagliato".

 

(18-07-07) LE PRIME PAROLE DA GIOCATORE GRANATA - "Al Chievo ho vissuto undici anni, più di un terzo della mia vita, ma stavolta mi stava passando sotto il naso un treno che non potevo perdere. Il presidente Campedelli mi capirà, anche gli ho dato un colpo al cuore. (…) Questa è per me un’occasione importante di fare bene, dopo 11 anni, un terzo della mia vita, passato a Verona.Sono contento e felice di cominciare subito. Ho passato due settimane snervanti, ma volevo il Toro e alla fine l’ho avuto. E’ l’unica cosa che conta, non potevo lasciarmi scappare un’occasione così".

 

(Corriere dello Sport 11-08-08) LE PRIME PAROLE DA GIOCATORE DEL BOLOGNA - «Mi sembra di respirare la stessa aria che c'era a Verona, con il Chievo». Salvatore Lanna, neoacquisto del Bologna, è stato presentato a Casteldebole e ha subito trovato una somiglianza con la squadra dei miracoli di Del Neri, di cui è stato una bandiera per undici anni. Lanna, classe '76 e carpigiano di origine, arriva in comproprietà sotto le Due torri, dopo una stagione al Torino. «Il fatto che mi abbia cercato una società così importante mi riempie d'orgoglio. Fin da piccolo ho visto Bologna come la piazza per eccellenza», ha detto il calciatore, pronto per partecipare alla nuova avventura della serie A con i rossoblù.

 

 

ALBERTO MALESANI

L’allenatore del primo miracolo clivense, colui che ha traghettato la squadra dalla C1 alla B sfiorando per poco il salto nella massima serie. Correva l’anno 96/97 quando, dopo un campionato strepitoso, Malesani lasciò la guida della squadra, in malo modo. Si meritava la grande platea, ma non certo scappando, come ha fatto, da Verona. Da allora non è più corso buon sangue tra la tifoserie e l’allenatore di San Michele Extra, convinto fino in fondo che il Chievo doveva tutto a lui, dimenticandosi che lui, senza il Chievo, starebbe ancora facendo il magazziniere alla Canon. L’apice lo toccò nella stagione 2001/2002 quando approdò sulla panchina dell’altra squadra della città, l’hellas Verona. Cominciò da li la sua battaglia personale contro la squadra della diga e contro di noi (così prima del primo derby “«Pare la finale di Coppa del mondo, roba da matti. La città vuole che batta il Chievo, perché Verona è l' Hellas»). Fin dal precampionato anziché pensare alla propria squadra cominciò ad inveire e ad alzare i toni, la sua preoccupazione non era tanto il campionato dell’Hellas bensì far meglio del Chievo. Il culmine lo toccò alla fine del primo derby in A vinto dal suo Hellas per 3-2. Con uno scatto degno del miglior velocista arrivò fin sotto la curva sud (occupata dai tifosi dell’Hellas), si fosse fermato non ci sarebbe stato nulla da dire, ma proseguì in una sceneggiata degna del miglior Benny Hill con tanto di spogliarello correlato. Ma più delle sceneggiate, le ha sempre fatte e si è dichiarato tifoso più o meno di tutte le squadre in cui è andato, sono le sue affermazioni che hanno lacerato sempre di più il rapporto tra noi e lui. Arrivò ad accusarci anche di essere manovrati.. ma da chi??

Ora Malesani viaggia da squadra in squadra, e nella stagione appena conclusa è stato esonerato dall’Empoli..